I Remember… Andrea Dallamora racconta Fortitudo-Verona, 13 gennaio 1991

I Remember… Andrea Dallamora racconta Fortitudo-Verona, 13 gennaio 1991

Ci sono vittorie che non hanno portato trofei, ma che più di altre possono spiegare lo “spirito Fortitudo”, che è quello di non arrendersi mai anche quando gli ostacoli e gli avversari sembrano insuperabili. 13 gennaio 1991: quel giorno la Glaxo Verona scese a Bologna da capolista solitaria del campionato di A2. Quella scaligera, allenata all’epoca da Alberto Bucci, era una squadra “illegale” per la categoria – annoverando tra le proprie file personaggi come Morandotti, Moretti, il roccioso pivot Tim Kempton e Russ Schoene, che aveva vinto due scudetti con Milano – talmente forte da conquistare anche la Coppa Italia battendo tutte squadre di vertice di A1. La Fortitudo era invece penultima, in compagnia di un gruppetto di altre squadre, in piena lotta per non retrocedere in serie B. Una partita dall’esito sulla carta scontato, ma…

Andrea Dallamora, uno dei grandi protagonisti di quegli anni difficili ma anche ricchi di momenti indimenticabili (232 partite in maglia biancoblu e 1596 punti segnati), capitano della squadra nel campionato 1993-94, ricorda così quella stagione e quella partita straordinaria:

Fu un anno complicato, dopo la amara retrocessione dalla A1 e le difficoltà economiche che tutti sappiamo. Se ne andarono giocatori simbolo come George Bucci e Jack Zatti e si tornò quasi alle origini della storia della Fortitudo, con pochi soldi e molta passione. Venne allestita una squadra di ragazzini guidati da Stefano Pillastrini – che era stato l’allenatore degli juniores – con i soli Albertazzi e Cedro Hordges come uomini di esperienza. Venne ingaggiato Valdemaras Chomicius – oro olimpico a Seul due anni prima – e la cosa fece abbastanza scalpore, perché fu il primo giocatore dell’allora Unione Sovietica a giocare nel campionato italiano. Poi c’eravamo noi, tutti ventenni o quasi: io, Luca Sabatini, Andrea Cessel, Emiliano Neri, Giacomo Golinelli, Alberto Ballestra ed Emilio Marcheselli in prestito dalla Virtus

Era il periodo in cui coach Pillastrini aveva il progetto di fare di te un playmaker?

Sì, la cosa in quegli anni andava abbastanza di moda, ricordo che anche con Pittis a Milano tentarono questa trasformazione. L’idea era quella di avere un giocatore di statura elevata a portare la palla, anche per sfruttare poi mismatch favorevoli sia in attacco, sia in difesa. Diciamo che con me si trattò più che altro di un esperimento, anche perché Chomicius, per quanto molto forte, era un tiratore puro e non certo un playmaker.

Poi a gennaio arrivò al suo posto Pete Myers e il tuo campionato ebbe una svolta.

Pete oltre che un bravissimo ragazzo che si ambientò in pochissimo tempo, per noi fu un innesto di grande importanza, perché poteva giocare in tutti i ruoli da esterno e in difesa riusciva a marcare dal playmaker alle ali avversarie. La sua duttilità gli permise poi di avere anche una carriera importante in NBA addirittura nei Chicago Bulls, dove ora è assistant coach. Con lui in regia potevo esprimermi meglio come guardia e il mio rendimento crebbe nel corso della stagione

Infatti Pete si presentò subito benissimo, in una partita sulla carta impossibile contro la Glaxo Verona, uno squadrone che dominò il campionato di A2

Fu una specie di “Davide contro Golia”, loro erano davvero fortissimi. Pete, che era arrivato pochi giorni prima, ci diede grande tranquillità e fece una partita di esordio eccezionale (28 punti, più 5 assist e 5 rimbalzi), così rimanemmo attaccati a Verona anche quando sembrava poter scappare via, con Cedro (24 rimbalzi !!!), Tazzi, Cessel e Emiliano a fare gli autoscontri sotto canestro. Alla fine vincemmo noi ai supplementari, tra l’incredulità generale. Fu una vera impresa e forse anche una delle mie migliori partite in Fortitudo (21 punti e 7 rimbalzi). Quella vittoria si rivelò poi fondamentale per la salvezza, che ottenemmo a due giornate dal termine a Cremona.

Domenica prossima sarà di nuovo Fortitudo-Verona, questa volta per le posizioni di vertice della classifica. Che cosa pensi del campionato della Effe finora?

Mi sembra che le cose si stiano mettendo bene e che siano tutti contenti della squadra e del nuovo allenatore, anche se c’è ancora tutto il girone di ritorno da giocare. Certo l’occasione della promozione diretta per la prima del campionato è molto ghiotta, sappiamo che nei playoff può succedere di tutto e comunque ritengo giusta la formula di quest’anno, perché chi ha vinto la stagione regolare non dovrebbe rischiare di vanificare tutto nei playoff. Attenzione però a Verona, che viene da una striscia molto positiva e ha anche lei un bravissimo allenatore come Luca Dalmonte, che conosco bene fin dai tempi del Torneo delle Regioni under 14 e che poi ritrovai a Bologna come assistente di Sergio Scariolo. Comunque saluto tutti i tifosi della Fortitudo e un grande in bocca la lupo per domenica e per il resto del campionato.

 

 

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