Fortitudo sulle ginocchia, Casale la travolge (82-67) e vola in finale

Fortitudo sulle ginocchia, Casale la travolge (82-67) e vola in finale

Finisce qui il campionato della Fortitudo, dopo una partita inverosimile se solo si pensa a quello che si era visto sabato scorso al PalaDozza. Un match a parti invertite, con Casale che prende il largo fin dalle prime battute (30-9 dopo dieci minuti), con grande circolazione di palla e medie alte al tiro e che spegne sul nascere qualsiasi tentativo biancoblu di rientrare in gioco, andando all’intervallo addirittura sopra di 28 punti (52-24), con una panchina bolognese in preda all’isteria più per evidente frustrazione che per effettivi torti arbitrali.

Ci sarà tempo e modo di commentare con più lucidità una stagione alla fine deludente, nata male fin dalle scelte estive, costruita sull’idea che riempire la squadra di giocatori esperti avrebbe dato quel quid in più nelle partite di playoff, cosa che alla prova dei fatti non è accaduta. Anzi abbiamo assistito ad un insieme tecnico che si è squagliato come neve al solo proprio nel momento in cui avrebbe dovuto far valere la propria forza. I giocatori avranno anche delle colpe, ma non si possono addossare a loro tutte le responsabilità. C’è chi li ha scelti e chi ha permesso che fossero prese quelle decisioni.

Casale va in finale con pieno merito, una squadra che – tranne che in gara-3 – ha dimostrato di giocare a memoria, frutto di una guida tecnica lucida e di un progetto portato avanti con coerenza e senza ripensamenti da anni, con un giusto mix di esperienza e gioventù. Una lezione, da imparare in fretta, con equilibrio e senza attacchi isterici, perché è evidente come occorra una rifondazione pressoché a 360°.

Comunque, come disse a John McMillen un tifoso avvolto in una bandiera biancoblu dopo la finale di Korac persa a Genova “Ricominceremo, come abbiamo sempre fatto”. Pur nell’amarezza, sempre e solo Forza Fortitudo.

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